giovedì 28 settembre 2017

UN SACCO DI PUNTI ESCLAMATIVI - Poesia Autunnale



Quando parliamo diciamo un sacco di punti esclamativi
quando scriviamo digitiamo un sacco di punti esclamativi
anche se poi di ogni giorno
non troviamo nulla di esclamativo
fuorché la rabbia per la sveglia
i semafori gialli
il bisogno di parlare con qualcuno
il resto in centesimi.

Le cose hanno
per natura
un enorme punto esclamativo
marchiato a fuoco
ma noi lo guardiamo di fronte
ed è un punto interrogativo.
L'uncino trascina altrove l'entusiasmo
lo sposta a pelo dell'acqua
ci caschiamo
abbocchiamo
per il semplice fatto che siamo stupidi
e non cambiamo punto di vista.
I dubbi sono solo
esclamazioni che abbiamo il coraggio
di vedere in faccia.

mercoledì 27 settembre 2017

CAZZO QUEL LIBRO DEVE ESSERE PAZZESCO - Poesia Autunnale

C'ha la faccia nella pagina
lo sguardo staccato
uno di quelli che ti fa dire
cazzo quel libro deve essere pazzesco.
Poi si gira e controlla la fermata
sistema i capelli con una mano
l'altra sostituisce il segnalibro
perso tra le ultime pagine
si incanta così a pensare
a creare mondi
lavandosi le mani col vento che arriva da fuori
il vagone si riempie
la gente frana a valle
quando finisce le fantasie
e alzando la testa cerca il finale.
Non può alzarsi senza un terzo atto
allora guarda il tabellone delle fermate
quindi dopo aver contato fino a cinque lo trova
tra la stazione e il sottopassaggio
ed ha la forma di un volto sfocato
a righe veloci
allungate dal ritardo
che si allontana
fino a sembrare
un capoverso letto senza occhiali.
Confusa
sa quanto è rimasta fregata
dalla sua immaginazione.
Però le piace
sorride
conta ancora fino a cinque.

sabato 2 settembre 2017

L'ESPERIENZA DUNKIRK - recensione



Come mi hanno dato mezza giornata di lavoro libera, non ci ho pensato su due volte e mi son detto: vado al cinema. Per tutta l’estate le sale non hanno presentato pellicole di qualità (d’altronde da giugno ad agosto le sale sono quasi vuote) ma sapevo che ci sarebbe stato un giorno in cui la noia cinematografica di questi mesi sarebbe inesorabilmente fallita. Questo fallimento è dovuto al fatto che, finalmente, dopo tanta, troppa e strabordante pubblicità, è uscito Dunkirk, il nuovo film firmato Christopher Nolan.

Nolan ha firmato uno dei film che rientra nella mia personale classifica delle migliori pellicole che si possano vedere, e il film di cui sto parlando è The Prestige (tratto da un bellissimo romanzo Di C. Priest). Questo signore che sembra avere eternamente tra i 35 e i 40 anni è uno degli autori più in voga e sicuramente, tra questi, uno dei più particolari. Lui non prende solo delle storie e le spedisce al cinema, ma le sceglie, le capisce, le studia, le capisce ancora meglio finchè non ha abbastanza sicurezza da poter estrarre una pozione magica che fa rimanere incollati alla poltrona per due ore filate.

Dunkirk fa tutto questo, ma lo fa in modo diverso rispetto ad Inception, Memento o la triologia del Cavaliere Oscuro. Dunkirk (sarà perché è una storia accaduta realmente) ti porta NEL film. 
Sono tre i fattori che permettono questo miracolo:

1)      Nolan non introduce la storia: la vive. La fa vivere senza presentare niente e nessuno (a parte la scena dei volantini). Ci basta sapere dove sia e cosa sta accadendo, ma i personaggi non vengono spiegati e tocca a noi capirli.
Per raggrupparli, bastano tre aggettivi: inglesi, francesi e tedeschi. I tedeschi hanno intrappolato sulla baia di Dunkirk i francesi e gli inglesi che, mentre subiscono attacchi dai nazisti, aspettano che barche guidate da civili oltre la Manica arrivino a trarli in salvo.
Questo è il primo strato: quello storico, sociale che inquadra la storia. Lo sguardo interpersonale.
Lo sguardo personale è quello che Nolan pone sulle persone che interagiscono tra loro per arrivare al comune scopo di salvarsi la pelle. Il capitano che comanda tutti (un shakespeariano più che mai Kenneth Branagh); un soldato semplice che conosce un suo compare misterioso e silenzioso con il quale salva la vita a un moribondo; un padre con i figli che parte per il canale inglese alla volta della Francia per ordine di Churchill. Questi sono alcuni esempi, non tutti.
Esempi di sguardi intrapersonali sono invece il giovane soldato interpretato da Harry Styles (avevo paura, ma se l’è cavata egregiamente) che è troppo orgoglioso di servire la patria per ritirarsi e tornare a casa; un aviatore la cui mente è annebbiata dagli orrori della guerra (Cillian Murphy, sempre più liscio, sempre più bravo) che si trova tratto in salvo dal padre con i figli; ma il migliore, colui per cui è obbligatorio vedere il film, è l’aviatore interpretato dal Tom Hardy che recita solo con gli occhi per due ore e passa. Nolan ama mettergli maschere in faccia (ricordate Bane?) perché sa che altrimenti sarebbe tutto troppo facile per lui. Seduto nella sua cabina, intento a sparare agli aerei tedeschi, Hardy muove soltanto le iridi. Da vedere. Da vedere anche il comportamento eroico e stanco del suo personaggio nel finale.
Quindi: tre modi di guardare la storia, per viverla e per incantarci.

2)      Le immagini. Spielberg aveva insegnato a fare vere scene di guerra con Salvate il soldato Ryan, Nolan non impara. Inventa, invece. Sceglie di non mettere sangue in CGI, fati esplodere veri ordigni e di ridurre gli effetti digitali al minimo. Con il tipo di supporto usato per girare (camere IMAX su 70mm, praticamente la risoluzione più alta) si è potuto permettere una fotografia alquanto perfetta. Ma di ciò non son pratico, quindi:

3)      Il suono. Per tutto il tempo della battaglia abbiamo la sensazione che il tempo sfugga e ogni attimo può rivelarsi letale. C’è un orologio che ticchetta fino all’inizio del terzo atto, un particolare che si fa sentire nei momenti più critici e si nasconde in quelli caotici. Le esplosioni, gli spari, i rumori provocati dai movimenti delle onde o degli aerei sono a tratti spaventosamente reali. Questi fattori sono un buon 45% dell’esperienza Dunkirk, se ben assestati in sala. Salterete dalle poltrone perché siete lì, in Francia, non in una sala.

Quindi la mezza giornata libera non è andata sprecata. Il film nuovo di Nolan è un mattone che schiaccia per due ore piene, toglie il fiato e a tratti anche l’udito. Se prima il vecchio Chris mi garbava e basta, ora mi entusiasma e mi ispira.

Dunkirk a tratti supera il film per andare verso una vera e propria esperienza.

Ma, come ha detto una mia amica di scuola, non so se lo rivedrei. Almeno, non lo rivedrei nei prossimi sei mesi. Deve decantare, lì, in un angolo della mia stanza interna dell’ispirazione, perché si sa mai che possa innescare qualcosa.

E ora, per concludere, una breve storia triste:
ero in sala, nel pomeriggio torrido di una Milano di inizio settembre, e la cassiera stacca solo biglietti limitrofi al mio posto quando tre quarti di platea sono vuoti. Amen.
Alla mia sinistra un sessantenne, alla mia destra due quattordicenni. Dico addio alla mia idea di svaccarmi come un imperatore romano su più posti mentre il film inizia. Come sullo schermo appare Harry Styles, le due ragazzine accanto tirano fuori il telefono e scattano foto allo schermo. Seguono risatine. Questo è accaduto ogni volta, nell’arco del primo tempo, che l’ex onedirection appariva sullo schermo.
Certe persone dovrebbero andare in giro con un cartello: “Io non posso entrare al cinema”.

Va bene che hanno solo quattordici anni, ma a tutti c’è un limite. Spero solo che abbiano avuto un paio di infarti allo scoppio delle bombe.

Pace, amore e Nolan per tutti.


martedì 29 agosto 2017

PERCHÈ LE COSE NON CADONO? - Poesia Estiva

I detriti a lato
spostati dalla pioggia
pezzi di case e montagna
fette di cielo e stabilità
ma alla fine è tutto a posto
e ci viene normale chiederci
Come mai le cose non cadono?

Lo spazio anomalo nella normalità
una breccia che interrompe il cerchio
fermarsi ed esclamare
con i sogni bene aperti
Non lo avevo previsto
davanti alle pagine del libro
al telone bianco del cinema
al computer spento.

Le ruote scivolano finché non diventano quadrate
non ci sono scaglie e spigoli sulla strada
finché il passato sta lì sotto
strato dopo strato
a raccontarsi storie
sempre le stesse
per non cambiare
perché se le cose cambiano
o cadono
arrivano dall'alto.

Le cose non cadono perché l'equilibrio
sta sotto
quando al sopra va bene star fermo.

lunedì 31 luglio 2017

THE STAFF AND THE SHIELD - Fine ed inizio


L'altro giorno ho scritto due parole molto semplici: THE END.
Sono state due parole che hanno dettato la fine di un inizio.
Infatti ho concluso, dopo due settimane di lavoro, la prima stesura di un racconto lungo (o un romanzo) che diventerà una graphic novel una volta che la trama verrà trasposta in sceneggiatura.
Ma ora sotto con la revisione, le correzioni e le aggiunte per rendere la storia più scorrevole e godibile! È una vicenda che segue due personaggi che, in un viaggio dell'eroe, si trovano ad allontanarsi e ritrovarsi più e più volte.
Poi c'è un cattivo, ovviamente. Ma non è il momento per parlare di questo personaggio. Ogni cosa a suo tempo.
Sopra trovate il video del making of  (6 ore di disegno in pochi minuti!) della copertina del lavoro!

Buona visione!


venerdì 28 luglio 2017

Facciamo un po' di ordine: una nuova scrivania

Quando nel 2015 sono andato a Urbino con la classe del liceo per un progetto scolastico, mi sono trovato a dormire per due notti in un bungalow singolo ben appartato. Beh in verità ho dormito solo una notte da solo poichè durante la seconda ho ospitato il mio migliore amico che a causa dell'alcol non si fidava a dormire da solo. Ma non sono qui a parlare di questo. Come presentazione non mi pare la migliore che potessi fare.

Insomma, quello di cui mi fregava di quel bungalow era che c'era una piccola scrivania nel fondo della stanza completamente vuota. In un momento di stop dalle attività in città mi sono trovato a scrivere su quel tavolo, e per la prima volta ho preso coscienza che quella era, per un giorno o poco più, la MIA scrivania. Non ne ho mai avuta una mia, personale: vivendo con una sorella e i genitori lo spazio è da condividere e, spesso, da riordinare.
Perciò ho creato questo blog: per avere una mia scrivania semiseria in cui ordinare o riordinare quello scrivo e che a volte vale la pena condividere.
Non abbandono il vecchio blog di tumblr, anzi, quello diventa più un cassetto in cui mettere i ricordi, foto e tanto altro che ogni tanto è cosa buona rivedere. Dopo sei anni di onorato servizio viene declassato da una novità, una novità che avevo in mente da un bel po'.

Si cambia piattaforma e gradualmente si cambiano i contenuti.
"La Scrivania di LNZ" (cioè Lorenzo, cioè io) è semplicemente una pagina che si riempirà di storie, disegni, video, idee, progetti lasciati a metà e progetti finiti, riflessioni e altre cose che sicuramente verranno col tempo.
Un blog che è più simile ad un upgrade.

Sperando che questo posto sia di vostro gradimento,
vi do il benvenuto sulla mia scrivania.
Ma attenti a non rovesciare il caffè, i fogli si bagnano!

A presto,
LNZ

RIDE - Qualcosa di nuovo sotto il sole (e menomale)

Da due anni a questa parte si parla di rinascita del cinema italiano. Smetto quando voglio, Jeeg Robot, Veloce come il vento, Brutti e...